Tre civette sul comò

Le tre civette sul comò che, in questa temperie politica, possono aiutarci a parlare di politica al di là delle modeste e non esaltanti contingenze quotidiane hanno caratteristiche diverse ma convergenti.

La prima è una questione apparentemente semantica ma che nasconde elementi di valutazione politica che vanno ben al di là dei termini. La classica dicotomia destra-sinistra non tiene più o, meglio, tiene solo per la destra che mantiene le sue connotazioni classiche e universalistiche sia in Italia che all’estero. E’ invece difficile parlare di sinistra che, sia in Italia che in Europa, ha perso ormai molte delle sue connotazioni tradizionali e, secondo alcuni, annovera al suo interno anche partiti come i 5 Stelle che, come ho scritto nel mio libro, mi rifiuto, analiticamente, di considerare di sinistra. Diventa tutto molto più semplice e convincente se chiamiamo il fronte di destra quello dei “conservatori”(strettamente intesi) e l’altro quello dei “progressisti” (al momento latamente intesi).

La contrapposizione tra conservatori e progressisti ci consente di individuare gli elementi caratterizzanti, per differenza, degli uni e degli altri (la seconda civetta sul comò) nonché di intravedere possibili spazi di convergenza strategica tra PD e 5Stelle nel medio termine.

I conservatori insistono e insisteranno su sovranismo, lotta ai migranti, drastica riduzione delle tasse e antieuropeismo.

I progressisti possono trovare la loro ragione d’essere, la loro convergenza identitaria, le loro parole d’ordine in un acronimo, “ALCE”, che individua le priorità dell’azione politica nell’Ambiente, nel Lavoro, nella Cultura e nell’Europa.

Così intesa la contrapposizione tra conservatori e progressisti consente ai cittadini di schierarsi sulla base dei valori che condividono in una prospettiva di più largo respiro ma assai semplice da cogliere nei suoi tratti essenziali e distintivi inducendoli a esprimersi alle elezioni sulla base di scelte di fondo e non di momentanei innamoramenti per l’uno o l’altro leader o di promesse, diffuse volgarmente dai social, tanto generose quanto irrealizzabili

L’ultima civetta sul comò è la riforma elettorale che per volontà generalizzata ci porterà ad un sistema proporzionale puro. La vera questione allora diventa la soglia di sbarramento perché, a seconda di dove verrà fissata, modificherà la morfologia del futuro parlamento. La centralità della soglia di sbarramento è facilmente dimostrabile. Con una soglia al 5% resterebbero fuori dal parlamento Leu, Radicali, Calenda, Toti e quasi certamente anche Forza Italia e in quella sede si confronteranno allora due partiti conservatori (Lega e Fratelli d’Italia) e due partiti progressisti (PD e 5Stelle). L’alternativa, soglia al 2 o al 3 per cento, porterebbe invece ad una moltiplicazione dei partiti minori. Ecco perché la riforma elettorale ha un grande significato politico di prospettiva ed è un terreno sul quale potrebbero convergere sia i progressisti che i conservatori.

Riassumendo. Allo stato attuale è possibile individuare nella società italiana una polarizzazione latente tra conservatori e progressisti. L’identità dei conservatori è molto chiara, classica, tradizionale ed ha un partito egemone, la Lega, che ne sintetizza valori, interessi, prospettive. Fratelli d’Italia si colloca a pieno titolo in questo quadro mentre Forza Italia non è in alcun modo in grado di far valere la sua diversità ed è probabilmente destinata a scomparire in tempi brevi.

Per i progressisti le cose sono al momento ancora confuse, non c’è un’identità chiara, e non solo non c’è un partito egemone ma i due principali partiti che dovrebbero rappresentarli, ancorchè attualmente insieme al governo, hanno storie recenti di profonda contrapposizione. Eppure, se sapranno guardare più al futuro che al passato e se avranno una visione alta della politica potrebbero trovare una convergenza identitaria forte sulle priorità da attribuire nelle politiche pubbliche all’ambiente, al lavoro, alla cultura, all’Europa, tutti temi sui quali i conservatori sono strutturalmente e storicamente “deboli” ma che certamente interessano una parte consistente dell’elettorato, soprattutto di quello giovanile.

Come evolveranno le cose dipende ovviamente dalla volontà e dalla capacità politica dei gruppi dirigenti del possibile fronte progressista ma dipenderà anche in misura non secondaria dalla nuova legge elettorale.

Nella convinzione/consapevolezza che le tre civette sul comò della politica italiana rappresentano nodi centrali per la prossima evoluzione del nostro sistema politico mi riprometto di ritornare con più dettaglio sul tema che in questo breve articolo ho voluto semplicemente “lanciare” per cercare di trovare un modo “diverso” di parlare di politica in questo frangente storico.

1 thought on “Tre civette sul comò”

  1. Propongo Ambiente, Lavoro, Istruzione e Cultura, Europa: ALICE
    Intanto Alice (gentile e femminile) è meglio di Alce (cornuta e troppo nordica), poi la cultura da sola spaventa e antagonizza. Meglio nasconderla un po’ dietro l’istruzione, che tutti credono di conoscere bene.

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